25/03/2016

Newsletter N. 02/2016 del 25 Marzo 2016

Iscrizione dei consorzi di scopo nella categoria 9 (bonifica dei siti) classe A.

L'Albo Nazionale Gestori Ambientali con circolare n. 54 del 26/01/2016 chiarisce in merito alla possibilità di iscrizione dei consorzi di scopo alla categoria 9. La circolare riporta: "I consorzi di scopo costituiti tra soggetti aggiudicatari di appalti per la bonifica dei siti e destinati ad essere estinti al termine del singolo appalto, possono iscriversi nella categoria 9, classe A, in mancanza del requisito della pregressa esecuzione di interventi di bonifica, come indicato nell’allegato alla delibera n. 1 del 30 Gennaio 2013". Il Comitato nazionale fa osservare che "detti consorzi non possono, per definizione, aver svolto, in quanto tali, alcuna precedente attività di bonifica. Tuttavia il requisito in questione può considerarsi sussistente qualora tutte le imprese consorziate siano già iscritte nella classe A della categoria 9".

http://www.albonazionalegestoriambientali.it/Download/it/CircolariComitatoNazionale/106-Circ0054_26.01.2016.pdf

 

Test di cessione per i materiali di riporto. 

Il Tar della Lombardia con sentenza 14 dicembre 2015, n. 2638 ha cercato di fare chiarezza in merito ai materiali di riporto. La definizione di "materiali di riporto" è riportata alll'art. 3 del D.L. 25 gennaio 2012 n. 2, convertito dalla legge 24 marzo 2012 n. 28 e smi, che cita "una miscela eterogenea di materiale di origine antropica, quali residui e scarti di produzione e di consumo, e di terreno, che compone un orizzonte stratigrafico specifico rispetto alle caratteristiche geologiche e stratigrafiche naturali del terreno in un determinato sito, e utilizzate per la realizzazione di riempimenti, di rilevati e di reinterri". Il D.L. n. 2/2012 (art. 4) ha modificato l’art. 240 comma 1 lett. a) del d.lgs 152/2006, per cui sostanzialmente i materiali di riporto sono stati inclusi tra le matrici ambientali. L'articolo 3 comma 2 del D.L. n. 2/2012 stabilisce che “le matrici materiali di riporto devono essere sottoposte a test di cessione effettuato sui materiali granulari ai sensi dell’articolo 9 del decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, ai fini delle metodiche da utilizzare per escludere rischi di contaminazione delle acque sotterranee e, ove conformi ai limiti del test di cessione, devono rispettare quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di bonifica dei siti contaminati”. Il comma 3 dell’art. 3 del D.L. n. 2/2012 stabilisce che “le matrici materiali di riporto che non siano risultate conformi ai limiti del test di cessione sono fonti di contaminazione e come tali devono essere rimosse o devono essere rese conformi ai limiti del test di cessione tramite operazioni di trattamento che rimuovano i contaminanti o devono essere sottoposte a messa in sicurezza permanente utilizzando le migliori tecniche disponibili e a costi sostenibili che consentano di utilizzare l’area secondo la destinazione urbanistica senza rischi per la salute”. Cioè i materiali di riporto sono esclusi dalla disciplina dei rifiuti se conformi ai limiti dei test di cessione, in caso contrario tali matrici vanno qualificate come "fonti di contaminazione" e su di esse si deve intervenire per rimuoverle o per eliminare i contaminanti o per mettere in sicurezza i materiali in questione. Dunque per le matrici materiali di riporto vige un regime particolare: quando presentano caratteristiche non conformi ai limiti dei test di cessione esse vengono qualificate "fonti di contaminazione" e devono essere trattate secondo le modalità specificate nell’art. 3 comma 3 del D.L. n. 2/2012.

http://www.lexambiente.com/materie/rifiuti/83-giurisprudenza-amministrativa-tar83/11894-rifiuti-test-di-cessione.html

 

Conferenza Stato Regioni - Impianti di recupero rifiuti.

La Conferenza Stato­Regioni del 20 gennaio 2016 si è espressa positivamente sullo schema di Dpcm "Individuazione del fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata". Il decreto contiene una ricognizione, articolata per Regioni, degli impianti di trattamento della frazione organiza dei rifiuiti urbani raccolti in modo differenziato (Allegato I), riporta una stima del fabbisogno teorico di trattamento della frazione organica (Allegato II) e una stima del fabbiosgno residio di impianti di trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Allegato III).

http://www.regioni.it/ambiente-energia/2016/01/27/conferenza-stato-regioni-del-20-01-2016-parere-su-uno-schema-di-decreto-recante-individuazione-del-fabbisogno-residuo-di-impianti-di-recupero-della-frazione-organica-dei-rifiuti-urbani-raccolta-in-ma-441104/

 

Conferenza Stato Regioni - Impianti di incenerimento.

La Conferenza Stato­ Regioni del 4 febbraio 2016 ha trovato l'accordo sullo schema di Dpcm "Individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale”, predisposto ai sensi dell’art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164. Il nuovo Piano prevede la costruzione di 8 “termovalorizzatori” qualora non siano raggiunti gli obiettivi del 65% di raccolta differenziata e del 10% di riduzione dei rifiuti.

http://www.regioni.it/ambiente-energia/2016/02/09/conferenza-stato-regioni-del-04-02-2016-parere-su-uno-schema-di-decreto-recante-individuazione-della-capacita-complessiva-di-trattamento-degli-impianti-di-incenerimento-di-rifiuti-urbani-e-assimilabi-443254/

 

Piano straordinario di gestione dei rifiuti urbani Campania.

Il 24 gennaio 2016 è entrata in vigore la legge 9/2016 di conversione del DL 25 novembre 2015 n. 185 recante misure urgenti per interventi nel territorio. L'articolo 2 del decreto "Interventi straordinari per la Regione Campania" dispone che questa predisponga un Piano straordinario di interventi, relativi allo smaltimento dei rifiuti in deposito nei diversi siti della Regione Campania risalenti al periodo emergenziale 2000/2009 e comunque non oltre il 31 dicembre 2009 e la bonifica e ripristino ambientale dello stato dei luoghi. Il Ministero dell'economia ha stanziato un Fondo  da 150 milioni di euro per il finanziamento del nuovo Piano.

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/01/23/16A00514/sg

 

Nuovo Ente di Governo di Basilicata.

La Regione Basilicata con la Legge regionale 8 gennaio 2016, n. 1 ha istituito un nuovo ente di governo per l’organizzazione del servizio idrico integrato e della gestione integrata dei rifiuti urbani all’interno dell’ambito territoriale ottimale denominato "Ente di Governo per i Rifiuti e le risorse Idriche della Basilicata". Dal 1 aprile 2016 questo Ente sostituirà le due Conferenze Interistituzionali istituite dalle precedenti leggi regionali (quella idrica e di gestione dei rifiuti) al fine di  procedere al riordino ed efficientamento delle funzioni di programmazione, pianificazione e controllo dell’uso delle risorse idriche, al riordino della disciplina regionale  sulla gestione del Servizio Idrico Integrato e sulla Gestione Integrata dei Rifiuti, in linea con quanto disposto dal D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 ed in attuazione dell’articolo 21 della legge regionale 27 gennaio 2015, n. 4.

http://www.consiglio.basilicata.it/consiglionew/site/consiglio/detail.jsp?sec=107173&otype=1150&id=2584296&anno=2016

 

Batterie esauste da veicoli convertiti in elettrici.

L'11 gennaio 2016 è stato pubblicato sulla GU il DM 219 del 1 dicembre 2015 "Regolamento recante sistema di riqualificazione elettrica destinato ad equipaggiare autovetture M e N1". Il regolamento disciplina "le procedure per l'approvazione nazionale, ai fini dell'omologazione, e le procedure di installazione di sistemi di riqualificazione elettrica su veicoli delle categorie internazionali M1, M1G, M2, M2G, M3, M3G, N1 e N1G, immatricolati originariamente con motore termico". L'articolo 5 comma 2 dispone che "il costruttore del sistema di riqualificazione elettrica è responsabile, in qualità di "produttore" a norma del decreto legislativo 20 novembre 2008 n. 188, delle procedure di recupero e trattamento del pacco batterie esauste"

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/01/11/15G00232/sg

 

Ordinanza comunale legittima di rimozione rifiuti.

Il Consiglio di Stato con sentenza n.5757/2015 ha dichiarato legittima l'ordinanza emessa da un comune che ha disposto la rimozione dei rifiuti al proprietario del terreno, vista la mancata identificazione del responsabile dell’inquinamento. Il proprietario del terreno era a conoscenza dell'abbandono di rifiuti sul proprio fondo e infatti aveva presentato denunce senza tuttavia mai intervenire per limitare l'accessibilità all'area. Secondo i giudici "come affermato concordemente dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato (Cass. civ., Sez. III, 22 marzo 2011, n. 6525; Cons. Stato Sez. V, 4 marzo 2011, n. 1384) il requisito della colpa postulato dall’art. l'art. 14 del d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, può ben consistere nell'omissione delle cautele e degli accorgimenti che l'ordinaria diligenza suggerisce ai fini di un'efficace custodia".

http://www.lexambiente.com/materie/rifiuti/59-consiglio-di-stato59/11919-rifiuti-legittimit%C3%A0-ordinanza-interventi-di-messa-in-sicurezza-del-fondo-con-rimozione-rifiuti.html

 

Piano regionale definitivo di protezione dall’amianto in Puglia.

La Regione Puglia ha pubblicato sul BUR n. 10 del 2/2/2016 il Piano definitivo di protezione dell’ambiente, decontaminazione, smaltimento e bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.

http://beta.regione.puglia.it/documents/10192/4845000/N10_02_02_16.pdf/62bcba91-622f-46c8-bb44-bc1c350fc787?version=1.0

 

Gestione illecita dei residui vegetali.

La Corte di Cassazione con sentenza 10 febbraio 2016, n. 5504 ricorda che costituisce attività di gestione illecita dei rifiuti "ogni attività di raggruppamento di materiale vegetale e abbrucciamento fuori dal luogo di produzione o, se eseguita nel luogo di produzione, posta in essere per una finalità diversa dal reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti; ovvero che sia eseguita nel luogo di produzione, per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, ma in cumuli non piccoli o, se in cumuli piccoli, in quantità giornaliere superiori a tre metri steri per ettaro".

http://www.lexambiente.com/materie/rifiuti/155-cassazione-penale155/11998-rifiuti-attivit%C3%A0-di-raggruppamento-e-abbruciamento-dei-materiali-vegetali.html 

 

Esclusione degli scarti vegetali dal campo di applicazione dei rifiuti.

Il DDl approvato dalla Camera il 18 febbraio 2016 con l'articolo 30 bis intende apportare modifiche al dlgs 152/2006 art 185 in materia di esclusione dalla gestione dei rifiuti. "La  paglia, gli sfalci e le potature provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali, il materiale derivante da aree agricole e agro-industriali nonché ogni altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso destinati alle normali pratiche agricole e  zootecniche o utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, anchce al di fuori del luogo di produzione  ovvero con cessione a terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana" sono esclusi dalla disciplina di gestione dei rifiuti.

http://www.camera.it/leg17/126?leg=17&idDocumento=3119

 

Annullate le Linee guida discariche Regione Lombardia.

Il TAR Lombardia con sentenza n.522 del 17 marzo 2016 ha accolto il ricorso presentato da una società operante nel campo dei rifiuti, che aveva presentato istanza di autorizzazione per la realizzazione di una discarica di rifiuti speciali non pericolosi, annullando così il provvedimento della Regione Lombardia recante "Linee guida per la progettazione e gestione sostenibile delle discariche" (DGR 7 ottobre 2014 n. X/2461). I Giudici amministrativi hanno ricordato che la Regione non può stabilire linee guida per la progettazione e gestione delle discariche in quanto non ne ha le competenze. La materia ambientale, cui va ricondotta la regolamentazione dell’attività di progettazione e gestione delle discariche, ricade nell’ambito della potestà legislativa esclusiva dello Stato così come previsto dalla Costituzione (art. 117, comma 2, Cost.). «…Come più volte precisato da questa Corte, la gestione dei rifiuti è ascrivibile alla materia della «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» riservata, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., alla legislazione esclusiva dello Stato».
In questo ambito, «non può riconoscersi una competenza regionale in materia di tutela dell'ambiente», anche se le Regioni possono stabilire «per il raggiungimento dei fini propri delle loro competenze livelli di tutela più elevati», pur sempre nel rispetto «della normativa statale di tutela dell'ambiente» (sentenza n. 61 del 2009). Ne consegue che non sussiste un generale poter regionale di stabilire livelli di tutela più elevati di quelli stabilito dalla normativa statale, potendo tale potere esplicarsi solo in relazione ad ambiti che la normativa statale affida, anche in via di completamento della disciplina, alla competenza regionale. Nel caso di specie tale potere non sussiste, atteso che, come visto, il citato art 196 comma 1 lett o) del TU ambiente non legittima la competenza regionale sulla materia disciplinata dalle linee guida impugnate.