25/03/2016

Newsletter N. 02/2016 del 25 Marzo 2016

Riforma della Conferenza dei Servizi.

Il Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2016 ha approvato il decreto sulla conferenza dei servizi in attuazione dell'art. 2 della legge 7 agosto 2015, n. 124 (riforma della pubblica amministrazione). La conferenza dei servizi può essere di 3 tipologie:
- istruttoria, per effettuare un esame contestuale degli interessi pubblici coinvolti nella realizzazione di un opera;
- decisoria, quando la conclusione positiva del procedimento è subordinata all’acquisizione di più pareri, intese, concerti, nulla osta o altri atti di assenso, comunque denominati, resi da diverse amministrazioni, inclusi i gestori di beni o servizi pubblici;
- preliminare, per progetti di particolare complessità e di insediamenti produttivi di beni e servizi, su motivata richiesta dell’interessato, corredata, in assenza di progetto preliminare, da uno studio di fattibilità, prima della presentazione di una istanza o di un progetto definitivo, al fine di verificare quali siano le condizioni per ottenere, alla loro presentazione, i necessari pareri, intese, concerti, nulla osta o altri atti di assenso, comunque denominati. L'obiettivo del legislatore è quello di abbattere i lunghi tempi attivando una Conferenza semplificata, che non prevede riunioni fisiche ma solo l’invio di documenti per via telematica, e la Conferenza simultanea con riunione (anche telematica) che si svolge solo quando è strettamente necessaria. In entrambi i casi si considera acquisito l’assenso delle amministrazioni che non si sono espresse. l termine per il completamento dei lavori diventa 60 giorni, elevati a 90 nel caso in cui, a doversi pronunciare, siano le Amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistica, culturale o della salute. Al fine di chiarire i contenuti del provvedimento il Consiglio Nazionale degli ingegneri ha pubblicato una circolare informativa.

http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/riforma-della-pa/10-02-2016/conferenza-dei-servizi

www.cni-online.it/Attach/DV12075.pdf

 

Linee guida per la valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario (VIIAS) nelle procedure di autorizzazione ambientale (VAS, VIA e AIA).

ISPRA ha prubblicato le per la valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario da usare nell'ambito dei procedimenti di Via, Vas e Aia.

http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-la-valutazione-integrata-di-impatto-ambientale-e-sanitario-viias-nelle-procedure-di-autorizzazione-ambientale-vas-via-e-aia

 

Fattore di Pressione Regione Lombardia.

Con sentenza n. 108 del 15 gennaio 2016 il Tar Lombardia ha dichiarato l’illegittimità del “Fattore di Pressione per le Discariche” riportato nel “Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti” della Regione Lombardia. Nel caso deciso dal TAR, il gestore della discarica aveva impugnato un provvedimento di rigetto di un’istanza di modifica sostanziale volta all’ampliamento dell’impianto. Alla base del provvedimento di diniego si poneva infatti la violazione del fattore di pressione, in quanto nell’area erano già presenti numerosi impianti di gestione rifiuti che comportavano il superamento del predetto limite. Il cd. Fattore di Pressione individua un limite specifico per la realizzazione di discariche nel territorio regionale  costituendo dunque un rilevante vincolo escludente in aree in cui è già presente una elevata concentrazione di tali impianti. Il Tribunale ritiene non coerente con il dettato costituzionale e con la normativa ambientale vigente la previsione da parte della Regione di un Fattore di Pressione per le discariche quale “criterio negativo di localizzazione di un impianto di rifiuti”. Ciò in quanto mancano disposizioni statali in merito ed anche il d.lgs. 36/2003 (normativa fondamentale in materia di discariche) promuove invece la realizzazione di tali impianti in aree già degradate. In termini generali va ricordato infatti che la Costituzione conferisce allo Stato competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente. Nello specifico, poi, il Codice Ambientale (d.lgs. 152/2006) stabilisce all’art. 195 che «spettano allo Stato (…) l’indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti» mentre le Regioni, ai sensi dell’art. 196, possono soltanto definire «criteri per l’individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali». Pertanto, un provvedimento di diniego fondato su tale limite di pressione risulta secondo il TAR illegittimo e potenzialmente lesivo della libertà di iniziativa economica e della concorrenza.