Con Sentenza n. 24797 del 04/06/2019 la Corte di Cassazione, in merito ad un impianto di depurazione di un comune siciliano, si è espressa in riferimento allo scarico di acque reflue industriali e sul fatto che il superamento dei limiti di emissione fissati dalla Tabella 3 del D.Lgs. 152/2006 integra reato solamente se tale superamento riguarda le sostanze elencate nella Tabella 5 dell’allegato 5 Parte III (il superamento riguarda i “metalli pesanti”) del suddetto decreto. Mentre non sono più reato e si applica la sanzione amministrativa ex articolo 133 comma 1, D.Lgs. 152/2006, le condotte relative ad altre sostanze.

Questo ragionamento, ha sostenuto la Suprema Corte, non vale solo per gli scarichi di acque reflue industriali ma anche per i reflui urbani, in quanto è vero che il comma 6 dell’articolo 137 del D.Lgs. 152/2006 proclama che il gestore degli scarichi di acque reflue urbane è punito con le medesime sanzioni penali del comma 5 previste per il gestore degli scarichi di reflui industriali al superamento dei limiti tabellari (senza fare riferimento anche ai “metalli pesanti”), ma leggendo così la norma il gestore dello scarico di reflui urbani sarebbe maggiormente punito rispetto al gestore di reflui industriali. Infatti in quest’ottica la condotta del gestore di reflui industriali è perseguita penalmente se supera i limiti non in assoluto ma solo con riferimento ai “metalli pesanti”. Una lettura illogica secondo i supremi giudici.

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