La Corte di Cassazione con Sentenza n. 35637 del 05/08/2019 conferma il sequestro di denaro e beni mobili come misura anticipatoria della confisca, obbligatoria ai sensi del Codice penale nel caso di condanna, in capo al responsabile di un’azienda siciliana al quale era stato attribuito il reato di inquinamento ambientale secondo l’ex articolo 452-bis del suddetto Codice per aver esercitato attività di cava fuori dai limiti dell’autorizzazione rilasciata, provocando così una frana. Le doglianze dell’imputato sulla confisca erano motivate dal fatto che il reato da contestare sarebbe stato quello di avere causato una frana ai sensi dell’art. 426 del Codice penale e non quello di inquinamento ambientale che dà luogo alla confisca obbligatoria. Sostenendo anche che una frana non dà luogo ad inquinamento, in quanto non immette di per sé nella matrice ambientale elementi a questa estranei così da comprometterne l’habitat. La Suprema Corte invece ha evidenziato che l’articolo 452-bis del Codice penale non punisce chi sia responsabile dell’inquinamento di un determinato luogo fisico, bensì chiunque abusivamente provochi una compromissione o un deterioramento rilevante e misurabile di porzioni estese o significative di suolo o di sottosuolo. Nel caso specifico oltre al sopracitato reato, si integra anche quello derivante dal provocare la frana (ex art. 426 del Codice penale).

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