La European Environment Agency (EEA) ha pubblicato il report “Air Quality Status in Europe 2026” relativo a 39 paesi europei, comprendenti i 27 Stati membri dell UE. I risultati dell’analisi non sono del tutto incoraggianti. Se gli standard EU sono raggiunti in quasi tutte le regioni per i particolati sottili (PM2.5) e diossido di azoto (NO2), rimane un 20% di stazioni di monitoraggio dove l’inquinamento di PM10, O3 e benzo(a)pirene.
L’agenzia europea ha inoltre sottolineato la mancanza di progressi significativi per quanto riguarda i livelli di ozono troposferico, che non sono diminuiti in modo significativo e che nel 2023 hanno causato 63.000 decessi prematuri nell’UE. Questo valore, in Italia, resta particolarmente critico nella regione della Pianura Padana.
Il dato arriva in concomitanza con lo studio trimestrale di Eurostat, che ha analizzato le emissioni di gas serra nel Q4 2025 in relazione all’economia europea. Rispetto al trimestre precedente sono stati prodotti lo 0,9% in più di GHG, a fronte di un incremento dello 0,2% del PIL. I dati sulle emissioni, elaborati in modo da eliminare gli effetti delle variazioni stagionali, rilevano un aumento soprattutto nei settori della fornitura di energia (+7,2%), trasporti e stoccaggio (+1,3) e attività estrattive (+0,9). Al contrario, calano le emissioni causate dai consumi domestici (-2,0%). Le emissioni sono aumentate complessivamente in 19 Paesi, rimanendo stabili in Germania. Nessuno dei 7 Stati UE che hanno rilevato una riduzione delle emissioni di gas serra (Bulgaria, Repubblica Ceca, Spagna, Lituania, Malta, Slovacchia e Finlandia) ha registrato un calo del PIL.